Dal Pd nulla di nuovo, al Sud i notabili con Renzi

Intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno del 10 maggio 2017 di Michele Cozzi

Guglielmo Epifani rappresenta un pezzo di storia della sinistra politica e sindacale del nostro Paese. Venerdì 12 alle ore 17.30 è a Bitritto (Bari) Sala Castello Comunale a un’iniziativa del Movimento Democratici e progressisti: a che punto è la nascita del nuovo soggetto politico?

«Stiamo lavorando sul territorio, dal basso, promuovendo convenzioni programmatiche, dando struttura al movimento. Proprio da Bari lanceremo la campagna di tesseramento».

Come giudica il congresso del Pd? 

«Nessuna novità, è andata come immaginavamo: meno partecipazione rispetto alle primarie precedenti e vittoria molto netta di Renzi».

Come spiega questi fenomeni? 

«In un Pd che riduce il suo bacino e perde una parte della sinistra, in quello che rimane Renzi non ha difficoltà a confermare  la sua leadership. Poi c`è un altro aspetto su cui riflettere».

A cosa si riferisce? 

«Si dimezzano i partecipanti alle primarie nelle regioni dell`Italia centrale in cui la sinistra è storicamente più forte,  mentre Renzi va meglio nelle regioni del Sud in cui il Pd aveva perso abbondantemente il referendum».

Cosa significa? 

«Che nel Mezzogiorno il risultato è frutto dell`opera del notabilato locale. Vedo un Pd che sta cambiamo la qualità della sua base sociale».

Che dice di Orlando e di Emiliano? 

«Orlando ha esposto una posizione programmatica diversa rispetto a Renzi. E dice che bisogna guardare a sinistra e non al centro».

E la linea di Emiliano? 

«Emiliano deve chiarire. Ha detto tanta cose, in tempi diversi. Domenica, invece, ha tenuto un discorso conciliante con Renzi. Rappresenta, comunque, un punto di pluralismo».

Che pensa del voto francese? 

«Arrivati a quel punto la soluzione migliore era Macron. Il punto vero è la somma impressionante di errori del partito socialista francese. Un partito che ha avuto tanti dirigenti di livello internazionale ma che ha sbagliato completamente politica. Dal voto francese emerge non tanto la vittoria di Macron quanto la crisi profonda dei partiti».

Ma la sinistra sembra in crisi un po` dappertutto in Europa. È così? 

«I segnali di crisi sono emersi in Grecia, Francia, parzialmente in Gran Bretagna, Spagna, Olanda. In altre parti, a partire dalla Germania, la socialdemocrazia e la sinistra mantengono una loro forza. Comunque, concordo che è un tema su cui riflettere».

Ci sono analogie tra Macron e Renzi? 

«Vedo un segno di provincialismo italiano nell’andare a caccia di analogie. Macron è figlio di una situazione di crisi. Può essere assimilabile più a Monti e, in parte, a Enrico Letta. Vedo questa corsa ad intestarsi  il voto francese che non capisco. Poi, quando emergono uomini nuovi occorre capire da dove vengono, da quali esperienze, cosa hanno fatto prima».

E le analogie con Renzi? 

«Renzi è cresciuto nell`apparato di partito, ha avuto esperienze amministrative. Macron non ha mai amministrato i Comuni,  si ispira agli interessi dell`impresa.  Certo, si potrebbe dire che Renzi ha elementi di moderatismo come Macron, ma è poco per parlare di analogie».

Renzi apre a Pisapia, ma dice mai con i «traditori». Si riferisce a voi. Che dite? 

«Ha fatto di tutto affinché uscissimo dal partito, non ha mostrato rispetto per chi aveva un`altra opinione. Il segretario di un partito è segretario di tutti. Che oggi dica questo è l`altra faccia del suo comportamento».

Sulle alleanze qual è la vostra posizione? 

«Deve decidere Renzi cosa fare e con chi. Oppure se, come temo, vuole tenersi le mani libere. Poi, la legge elettorale andrebbe fatta nei luoghi deputati, in commissione, senza tirare fuori una proposta al giorno».

Franceschini invita Berlusconi a collaborare per la legge elettorale. Qual è la sua opinione? 

«C`è una parte del Pd che per fermare l`onda populista pensa a un accordo con Forza Italia. La legge elettorale va fatta con tutti, ma l`accordo politico dopo il voto con FI sarebbe innaturale».

E dei grillini che dice? 

«C`è una differenza di fondo. Hanno una concezione della democrazia diretta. Noi crediamo al primato della democrazia rappresentativa. Con loro ci possono essere accordi solo su aspetti specifici».

1369808864503.jpg--guglielmo_epifanit