In ricordo di Nicola Calipari

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L’Italia ha conosciuto il suo nome e il suo volto la sera in cui morì sulla strada verso l’aeroporto di Bagdad coprendo con il suo corpo quello di Giuliana Sgrena il 4 marzo del 2005.

Abbiamo scoperto dopo chi fosse e quello che aveva fatto: un uomo, un ragazzo, che dopo la laurea in giurisprudenza era diventato avvocato penalista e aveva fatto parte di un concorso che lo avrebbe portato a funzionario e poi a dirigente della polizia per ventitré anni. Trascorse gli anni tra la questura di Genova – erano gli anni del terrorismo, esattamente gli anni in cui le Brigate Rosse assassinavano all’Italsider Guido Rossi – Cosenza e Roma, al Viminale, e fu di nuovo dirigente dell’ufficio stranieri della questura di Roma e dal 2002 al Sismi, alle operazioni estere di ricerca e di spionaggio, e per questo aveva il compito di soprassedere alle operazioni in corso in Iraq.

A lui si deve, oltre alla liberazione della Sgrena, quella di due cooperanti, Simona Torretta e Simona Papi, e quella delle tre guardie del corpo privato. Non si poter far nulla, come sappiamo, per Fabrizio Quattrocchi e per il giornalista Enzo Baldoni. Era un uomo della polizia e così gli piaceva di essere, in prima linea, alla volante, alle squadre mobili, al fronte della lotta contro la criminalità organizzata, che lo avrebbe portato in Australia a disconnettere i tanti fili della ragnatela mafiosa. Un funzionario esemplare, onesto, disinteressato, duro nelle sue convinzioni, che spesso lo misero anche in difficoltà dentro lo stesso corpo della polizia.
Un servitore dello Stato, un uomo profondamente e autenticamente democratico e pieno di rispetto e di umanità, come dimostra il lavoro fatto all’ufficio immigrati della questura di Roma o quando come, sempre a Roma, si inventò il numero verde per la protezione degli omosessuali che erano colpiti da delitti efferati in quella stagione e anche dopo.

Sappiamo come proseguì la vicenda giudiziaria che si aprì dopo la sua morte: un’infinita tela di cose dette e non dette, versioni diverse, quella italiana e quella statunitense, i dubbi, le incertezze, i perché rimasti senza risposta. La sentenza della Cassazione ha posto fine al nodo della giurisdizione e dell’immunità per chi gli sparò, ma non è riuscita, né poteva, a diradare le nebbie e, soprattutto, a chiarire perché andò così e non andò in un altro modo, se fu fatalità, se furono gli equivoci in una zona ad alto rischio di attentati o se fu altro, e, se fu altro, quale altro e perché.

Ma è certo che, anche per questa assenza di chiarezza, il suo sacrificio assunse e assume il valore di un atto di grande coraggio e dedizione. La medaglia d’oro al valore militare datagli dal Presidente Ciampi ne è, se si vuole, l’ulteriore conferma. A Rosa Maria, la moglie, nostra collega, ai suoi due figli – il più piccolo aveva allora 14 anni –, la partecipazione mia, del gruppo del Partito Democratico, a un dolore che il tempo non ha lenito.

Non vi sono parole per descrivere drammi umani di questa dimensione, ma ricordarli – lo voglio dire a Rosa – vuole dire condividere anche questo. Le parole che lei ha pronunciato, Presidente Boldrini, sono l’omaggio che il Parlamento, sede della rappresentanza democratica, rinnova verso chi seppe onorare la sua missione fino al sacrificio di sé.

E ancora, Calipari onora il nostro Mezzogiorno, la sua Calabria: era nato a Reggio Calabria, terra di grandi contraddizioni e terra capace di formare persone che con più forza dovrebbero diventare riferimento, anche morale, per le nuove generazioni e, insieme, patrimonio di un Paese che sappia, in un’etica pubblica rinnovata, bandire ignavia, indifferenza, paura, e sappia rigenerarsi attorno ai valori della legalità e del rispetto delle funzioni e delle responsabilità che si ricoprono.

Perché so mediare con gli arabi, si chiedeva, e, a chi glielo domandava, Calipari rispondeva così: «Per un motivo molto semplice, perché sono bizantino e sono in terra di bizantinismi». Egli, uomo di Calabria, così interpretava il suo rapporto con la terra e con il popolo nel quale avrebbe avuto la morte.