EUROPA: la vera alternativa non è tra restare o tornare indietro, ma tra restare fermi o andare avanti.

Rai Gr Parlamento IL PUNTO del 13/03/2017

L’Europa non è messa bene. Non tanto per l’importanza che ricopre: è evidente che i progressi compiuti hanno consentito un lungo periodo di pace, hanno consentito la libera circolazione delle persone e delle merci come mai nel passato, la prospettiva europea è entrata nel cuore e nella testa di milioni di giovani del nostro continente e nel mondo restiamo un’isola abbastanza felice nel campo del rispetto dei diritti umani.

Detto questo però l’Unione europea è ancora un’incompiuta. E l’incompiutezza si vede sia sul piano delle politiche economiche, delle politiche sociali e anche dal punto di vista della democrazia.
Tutto questo porta oggi al fatto che l’afflato verso l’Europa diminuisce di giorno in giorno e una parte sempre più grande di cittadini europei, invece di vedere l’Europa come un campo di opportunità e di futuro, la vede come un pericolo: spesso come la casa dei mali, non tanto perché lo sia davvero, ma perché oggi questa idea sta entrando e si sta consolidando nell’opinione pubblica.
Da questo punto di vista, a partire dal vertice di Roma, è necessario che l’obiettivo dell’Unione europea tra i diversi Paesi riprenda slancio, altrimenti il rischio di avere una divaricazione tra il sentimento dei cittadini e le istituzioni e il Parlamento europeo può diventare molto forte.
Prendiamo il caso dell’Italia. L’Italia era in Europa uno dei Paesi a più alto tasso di europeismo. Il che nasceva anche dal giudizio critico nei confronti del nostro stesso Paese, per come era governato e amministrato. L’Europa era vista sempre come un faro, per avere più sicurezza economica, più sicurezza sociale, più forza. Questo atteggiamento sta cambiando anche in Italia, sia pure non con la forza e la velocità di altri Paesi: sta crescendo il numero delle persone che vede nell’Europa un’occasione mancata, perfino un rischio per la libertà e il benessere. Quindi è una curva pericolosa quella che ha preso il rapporto tra cittadini ed Europa. Ed è una curva che va assolutamente fermata.
Non posso davvero immaginare che si ritorni agli stati nazionali del primo Novecento. Posso anche criticare l’Europa, anzi bisogna farlo per le diverse cose che non vanno. Ma non è che possiamo dimenticare che l’Europa delle nazioni e dei nazionalismi ha prodotto due guerre mondiali spaventose. Tornare indietro ci farebbe pagare un prezzo alto.
Molti cittadini oggi pensano che se si tornasse ciascuno a pensare al proprio Stato nazionale le cose andrebbero meglio. Ma bisognerebbe ricordare che il rapporto tra i diversi Stati diventerebbe molto più insicuro e molto più friabile.
La vera alternativa dunque non è tra restare o tornare indietro, ma solo tra restare così come siamo o andare avanti. La vera sfida è questa: andare avanti, non arretrare o restare fermi.

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