Non ci faremo intimidire, né come persone, né come gruppo

Signora Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, Ministri, colleghe e colleghi, il Partito Democratico conferma la fiducia al Governo e condivide le proposte di lavoro che il Presidente del Consiglio ha illustrato in apertura dei nostri lavori. Credo che si tratti – come è stato detto anche nella discussione – di un quadro onesto, non retorico, serio, concreto, che tiene conto delle difficoltà e si propone di affrontarle ridando fiducia e speranza al Paese.

Ognuno di noi, signor Presidente del Consiglio, conosceva, al momento della sua nascita, le difficoltà che questo Governo avrebbe incontrato: difficoltà economiche, difficoltà sociali, quelle che ci sarebbero derivate da un quadro europeo non all’altezza dei problemi che la crisi propone. A queste si sono aggiunte, com’è noto, quelle legate al rapporto tra le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi e le scelte politiche. Da questo punto di vista, il voto di oggi è la logica conclusione della vicenda che abbiamo discusso e affrontato, anche in quest’Aula, il 2 ottobre, quando lei ebbe a dire che si era formata una maggioranza politica e una maggioranza numerica, e quando io ebbi a dire che si sarebbe dovuto andare avanti verso una maggiore chiarezza, costituendo gruppi autonomi alla Camera e al Senato.
La nostra, dall’inizio, è stata una posizione intesa a dare, attraverso il Governo e la nostra partecipazione, un servizio al Paese, toccato dalla crisi, e ai suoi immensi problemi. Dal nostro punto di vista – e lo ribadisco adesso, perché sia chiaro nei confronti di tutti – per noi c’è un’esigenza di stabilità e c’è un’esigenza di cambiamento; e l’esigenza di stabilità è funzionale all’esigenza di cambiamento. Il Paese ha bisogno di riforme e di cambiare, e ha bisogno di un Governo che faccia queste cose.
Lo esige la situazione economica, quella che ancora adesso ci colpisce. È vero, il terzo trimestre ha segnato, per la prima volta da tanti anni, la fine della caduta, ed è probabile che il quarto trimestre abbia un segno più dopo tanti segni meno che hanno accompagnato tutte le stime; ma noi tutti sappiamo che proprio adesso, adesso che può iniziare una risalita, le tensioni sul fronte dell’occupazione, dopo sei anni di decrescita e di crisi, si fanno e si faranno più acute. Per questo approveremo nei prossimi giorni la legge di stabilità, i nuovi strumenti, soprattutto in chiave di politiche di investimento e di sviluppo. E aveva anche ragione a rivendicare il risultato sullo spread, perché è evidente che uno spread che scende sotto il 4 per cento è uno spread che può essere molto più utile di altri strumenti. Ma anche qui tra di noi dobbiamo convenire che da sola la discesa dello spread in tempi brevi non risolve il primo problema che hanno le nostre imprese e le nostre famiglie: l’accesso al credito.
Lo richiede, questo Governo di cambiamento, il bisogno di riforme istituzionali ed elettorali, a partire dalla riforma elettorale.
Qui non ce n’è per nessuno, siamo stati in ritardo colpevole e dobbiamo rapidamente affrontare una riforma che ridia agli italiani il diritto di scelta, una logica di alternanza in modo tale che sia chiaro, una volta finito il voto, chi può governare ed è chiamato a governare con il voto dei cittadini e chi è chiamato a svolgere le funzioni di opposizione.
Ma voglio dire, rispetto alle cose che ho sentito anche in questo dibattito, che io capisco oggi tutti coloro che si appellano sentenza della Corte costituzionale; mi sarebbe piaciuto che gli stessi avessero usato qui dire che si sono sbagliati quando quella legge l’hanno votata, l’hanno voluta, l’hanno difesa anche quando noi volevamo cambiarla. Troppo facile oggi dirlo, perché noi queste cose le abbiamo dette in tutti questi anni, inascoltati.
Infine, lo richiede la tensione sociale, quella che era prevedibile, anzi, diciamo la verità, noi abbiamo attraversato queste crisi con un livello di tensione sociale molto più bassa di quello che altri Paesi hanno conosciuto, merito degli strumenti e degli ammortizzatori, merito delle nostre reti sociali e delle nostre reti territoriali, merito di tante cose. Oggi però le cose cominciano a farsi difficili, non ce l’ho con la ragione di chi protesta e anche per la mia storia mi sarebbe difficile, ma nella mia storia ho imparato che un conto sono le ragioni di chi in protesta e un conto è l’uso della violenza per sostenere queste ragioni  e qui non ce n’è per nessuno ! Su questo tutto il Parlamento non può che essere punito, perché non puoi pensare che le proteste e le tue buone ragioni possano sfociare nella violenza; non ci può essere nessuna indulgenza, e per questo bisogna evitare che le forze politiche e i movimenti politici soffino sulla protesta, gettino olio, benzina sul fuoco, perché sai che ci vuole niente ad accendere un fuoco e poi ti accorgi che non sai più come spegnerlo e spegnerne le conseguenze.
Voglio anche dire che c’è bisogno di questo Governo del cambiamento perché abbiamo bisogno anche di smetterla con questo degrado continuo del confronto pubblico anche tra di noi e anche qui dentro. Ognuno deve essere legittimato e pienamente responsabile del proprio giudizio, delle proprie valutazioni, delle proprie accuse e delle proprie critiche, ma anche qui un conto è il diritto sacrosanto della critica, in nome della quale ognuno di noi non potrà che chinare la testa, un conto sono le offese, le intimidazioni, le criminalizzazioni. Mi volete spiegare che senso ha mettere le foto e i nomi di quei deputati eletti con il premio di maggioranza quando, in ragione della legge, tutto questo Parlamento si trova esattamente nella stessa condizione ? Perché additare una parte quando il problema è di tutti ? Che logica è ? Che rispetto c’è delle persone e di quello che noi compiamo ?
Voglio anche aggiungere per le stesse ragioni che al deputato Faraone va convinta la solidarietà di tutto il gruppo dei Democratici, perché noi non ci faremo intimidire, né come persone, né come gruppo ! E lo dico proprio nel momento e in ragione di questa violenza sulla quale si soffia sul fuoco che le nostre sedi vengono attaccate, vengono oltraggiate, vengono vilipese, e anche questo non può essere consentito in uno Stato democratico e in uno Stato di diritto! Lo condivido anche, signor Presidente il Consiglio, il suo richiamo di cambiare le politiche europee, di utilizzare il semestre italiano per porre quei cambiamenti dei quali c’è bisogno e c’è necessità. In sostanza – e concludo – il Partito Democratico conferma il suo alto senso di responsabilità nazionale, conferma la sua totale volontà di operare quei cambiamenti che i cittadini ci richiedono, conferma di essere dalla parte dei più deboli, coloro che in questa crisi stanno pagando i prezzi più alti, e conferma anche insieme di non volersi piegare a un degrado del confronto civile che disonora le nostre istituzioni e il nostro Paese. Lo diciamo anche sulla base di quello che è successo domenica.

Quasi tre milioni di persone chiamate al voto per eleggere e scegliere il nuovo segretario del Partito Democratico, lo hanno fatto. Non è solo uno straordinario risultato per noi: naturalmente, noi siamo orgogliosi di questa partecipazione, ma – come abbiamo detto – è un risultato che serve al Paese, a rafforzare lo spirito di partecipazione, a farla finita con la logica della sfiducia, della rassegnazione e dell’apatia.
Voglio dire, mutuando una frase a effetto che è stata detta: noi tre milioni di persone le abbiamo portate al voto. Non chiedo solo rispetto, chiedo che, quando si parla di questa forza, si sappia quale fondamento e quale legittimazione pone. Lo dico a tutti coloro che hanno sollevato in quest’ Aula problemi di legittimazione morale alla maggioranza di questo Governo.Il nostro voto è la migliore legittimazione di un sostegno e questo sostegno lo mettiamo a disposizione di un Governo del cambiamento e del rafforzamento delle nostre istituzioni.

fonte: ETTORE GUGLIELMO EPIFANI