Immagino un’area socialista-democratica all’interno del PD

mezzora
Personalmente credo che in Italia non ci sia nessuno che non richieda un cambiamento, anzi secondo me gli italiani si dividono tra chi crede che il cambiamento sia ancora possibile e chi ha perso ogni fiducia nel cambiamento. L’importante è capire con quali strumenti e quali obiettivi vogliamo raggiungere.
Non a caso anche da Confindustria e dalla CGIL questa necessità di rinnovamento è sentita come indispensabile. 
Ad esempio: il problema del tetto massimo degli stipendi dei manager non è un problema di oggi, se ne sono occupati già Mario Monti ed Enrico Letta e, giustamente, anche Renzi vuole trovare una soluzione. Mi sono accorto però che rispetto al tetto imposto da Monti solo due manager si sono adeguati. A Moretti dico che deve riflettere, non sul suo valore (che è alto), ma perchè nel Paese c’è una domanda di sobrietà che deve riguardare tutti, anche i manger pubblici.
Sul pacchetto lavoro credo che si dovrebbero fare contemporanemente la riforma dell’inserimento al lavoro, la riforma del tempo determinato e quella dell’apprendistato. Se si parte solo dal tempo determinato infatti avviene che le imprese potranno avere un vantaggio, ma non i lavoratori precari o quelli che si avviano al lavoro, sia come primo impiego che quelli che si immettono di nuovo nel mercato del lavoro. Per questo non capisco le critiche di Squinzi, nè sul tempo determinato nè sul cuneo fiscale.
Il dialogo e la concertazione tra i sindacati e il governo devono oggi essere considerati sempre più uno strumento democratico e non a caso il dialogo sociale è parte della piattaforma elettorale del PSE. Allo stesso tempo non si devono fare guerre ideologiche, ma qualcosa che sia utile per il Paese e compatibile con i diritti delle persone che lavorano.
Bisogna necessariamente sostenere lo sforzo di Renzi di cambiare l’Italia, con il quale condivido il tentativo di ridurre il carico fiscale  e l’Irap, poi naturalmente bisogna lavorare sulle semplificazione anche per far ripartire le imprese e l’economia e ovviamente definire gli obiettivi da raggiungere.
Per quanto riguarda il Partito Democratico, io credo che la Direzione di questa settimana servirà innanzitutto per discutere della proposta di riforma del Senato e del Titolo V della Costutizione, ciò non toglie che ritengo necessario trovare il tempo per discutere di come riorganizzare e rilanciare il Partito, dal momento in cui il Segretario è diventato Presidente del Consiglio, perchè il Governo va sostenuto, ma il Partito non può perdere la sua autonomia e la sua funzione sociale. Solo dopo arriveranno i nomi.
C’è una parte del Partito che crede che il PD debba riprendere la sua autonomia e la sua funzione politica e sociale nel Paese. Il Congresso è finito, non può invece ritenersi concluso il dibattito interno al partito. Serve per questo avere un’area riformista, socialista e democratica. Un’area nuova costruita su una forte identità, che con le sue proposte stia sui temi del cambiamento e dell’innovazione.